È uno strano laboratorio quello di OPI, per essere un luogo dove si fabbrica ceramica. Al posto di vasi e piatti si trova in mostra un antico compressore d’aria che sembra una scultura, un sidecar settantenne (gioia per i bambini visitatori) che fa la guardia alla porta della capanna del feticcio, e altri curiosi oggetti (usati dai proprietari e tesaurizzati nel tempo) che fanno compagnia ai manufatti in ceramica –ci sono anche quelli- che sono sempre diversi ogni settimana.
Il locale è lungo e stretto, al piano terra di un edificio vecchio d’un paio di secoli, diviso in due parti da un arco a tutto sesto, spesso più di un metro. La zona anteriore, prima dell’arco, è per l’esposizione e la vendita, quella posteriore è il luogo di produzione, ci sono i banchi da lavoro, il forno, una macchina che sembra dell’ottocento (ma è stata costruita da OPI alla fine del secolo scorso) per la stampa delle stoffe, e quant’altro può occorrere per la produzione. La parete di fondo del locale faceva parte delle vecchie mura che chiudevano a Est il quartiere di Villanova; è andata distrutta da un bombardamento del 1943.
La porta, portata nel ’65 dalla Côte d’Ivoire, è una unica tavola (60x160) di legno scolpito di arte Senoufo; la moto è illustrata nelle pagine "eventi - moto & internet". Le altre cose potremo descriverle durante una vostra prossima visita. |