 |  | SOLO ARGILLA SARDA?
Ma è davvero argilla sarda? Mostra alla Cittadella dei Musei
Fino a pochi anni fa, una cospicua parte della produzione nazionale di mattoni refrattari e di piastrelle, veniva fabbricata con argille sarde. Negli ultimi decenni, cave e miniere che hanno approvvigionato generazioni di artigiani e primarie industrie ceramiche, sono state dismesse o abbandonate, senza aver esaurito la loro potenzialità produttiva. Oggi, le estrazioni su grande scala, a causa della globalizzazione dei mercati e della conseguente perdita di competitività, riguar-dano solo argille per laterizi (aree cagliaritana e turritana). Paradossalmente, la quasi totalità degli artigiani e delle piccole industrie cerami-che sarde, importa dal continente - a caro prezzo - le materie prime ed i semila-vorati impiegati per la produzione di oggettistica, stoviglieria, vasellame, ele-menti d’arredo ecc. In molte situazioni, la ripresa selettiva delle estrazioni e l’uti-lizzo di parte dei materiali giacenti nelle discariche, contribuirebbe ad attuare un graduale ed eco-compatibile recupero ambientale, favorendo ed incentivando nel contempo le manifatture ceramiche operanti in Sardegna. Più che da “una” argilla, la ceramica è costituita da un “impasto” di vari materiali provenienti anche da cave diverse, impasto che risponde a specifiche esigenze produttive (ceramica artistica, grés, porcellana, mattoni, eccetera). Le caratteris tiche tecnologiche e reologiche devono essere rigorosamente controllate in ogni componente e nelle miscele pronte all’uso. Il singolo artigiano difficilmente può disporre delle conoscenze tecniche e dei mezzi necessari a controllare questi processi. L’utilizzazione di argille autoctone per la realizzazione di manufatti in ambito regionale, oltre al probabile vantaggio economico, ha un significativo valore “culturale”.
Prescindendo dall’aspetto esteriore del singolo oggetto, i materiali di importazione determinano una omologazione della tipologia ceramica alle più disparate produzioni non sarde, a scapito di quella “tipicità” che rappresenta una componente non secondaria del valore aggiunto attribuibile al manufatto. Verificata la sussistenza dei presupposti operativi (disponi-bilità di materie prime, sufficiente domanda di mercato, vantaggi economici multisettoriali ecc) la categoria dei ce-ramisti, le istituzioni locali e la Regione Sardegna, possono promuovere con precisi interventi mirati, la produzione di impasti ceramici da argille sarde. Per richiamare l’attenzione sul problema e verificare le reali possibilità di sfruttare queste ricchezze naturali, caratterizzando maggiormente le nostre produzioni artigianali, testimoni e ricordo di importanti tradizioni, s’è de-ciso si organizzare questo convegno e la mostra che si terrà a Cagliari, nella Cit-tadella dei Musei, nella prossima primavera. Varii dipartimenti dell’università di Cagliari hanno già dimostrato al comitato pro-motore un concreto interesse, dichiarandosi disponibili ad intervenire. Il comitato promotore è composto da Angelo Sciannella maestro ceramista, Umberto Angius esperto di coltivazione e commercio di materie prime, Rosamaria Sotgiu, nella foto, ceramista, Barbara Fois professoressa alla UniCa, e Luigi F. Bonifacio segretario. La segreteria organizzativa è in Via San Domenico, 59 09127 Cagliari, fax 070653385 tel 3385096615 mail bonifacio.l@tiscali.it |  |  |